L'uomo
che non c'era
Elia Spallanzani:
una biobibliografia
Elia Spallanzani nasce nel 1920 a Russi (RA), da Antenore e Ines Spallanzani. La sua è una famiglia di origini contadine ma piuttosto benestante; in Raccontalo alla cenere Elia afferma di essere un discendente del ben più noto Lazzaro Spallanzani, lo scienziato settecentesco considerato giustamente il primo microbiologo della storia e a sua volta oggetto di un curioso connubio tra scienza e letteratura: Hoffmann si ispirò a lui, infatti, per il suo "Der Sandmann"; anche la stessa figura dello "scienziato pazzo", alla Dottor Frankenstein per intenderci, potrebbe affondare le radici proprio in Lazzaro Spallanzani, che mescolava la sacralità del proprio ufficio (era canonico) all'odor di zolfo della sperimentazione scientifica. Per approfondire l'argomento c'è un bel saggio del Centro Studi Spallanzani.
Torniamo comunque a Elia, in mancanza di una documentazione più approfondita. Dopo il ginnasio e il liceo classico, gli studi accademici in lettere sono interrotti dai tragici avvenimenti della guerra: Spallanzani viene coscritto e parte in un reparto di fanteria alla volta della Grecia. Non parlerà mai, in nessuno dei suoi scritti, delle esperienze belliche nella terra dei suoi amati classici: eppure da tutte le sue opere traspare così chiaramente un'angoscia per ogni forma di guerra e di violenza da non lasciare alcun dubbio su quanto la Seconda Guerra Mondiale abbia influito nella sua formazione di scrittore e di uomo.
Nel dopoguerra Spallanzani diserta clamorosamente la sessione in cui avrebbe dovuto laurearsi per iscriversi invece, il giorno stesso, presso la Facoltà di Fisica. L'evento è sintomo di una profonda disillusione verso la letteratura, che il nostro considera all'improvviso troppo effimera: è nella scienza che egli cercherà di trovare quella perfezione e quella sicurezza che poi avrebbe inseguito per tutta la vita. Peraltro, anche l'entusiasmo per le scienze verrà presto ridimensionato: ciononostante, Elia terminerà il suo corso col massimo dei voti, riprendendo contemporaneamente gli studi di lettere con una nuova tesi. Per un caso del destino (e per una segreteria dipartimentale non troppo attenta), si laureerà nello stesso giorno sia in Lettere sia in Fisica, rispettivamente con una disquisizione sull'interattività tra lettore e letteratura e con una ricerca sui paradossi della fisica relativistica. Elementi, questi, che dal quel giorno in poi si intrecceranno inestricabilmente nella poetica di questo autore.
Nel frattempo Elia si sperimenta in molteplici lavori a Ravenna, finendo poi per insegnare materie scientifiche presso il prestigioso Liceo Galvani di Bologna ("Spallanzani alle Galvani" è un mottetto che si sente ripetere dagli studenti ancora oggi). Il ruolo di insegnante gli lascia sufficiente tempo libero per dedicarsi alle lettere. Il matrimonio con Alice Degli Esposti avviene verso la fine degli anni '50: di un anno più anziana, Alice è vedova di guerra e incontra Elia durante uno dei frequenti viaggi in treno. La vita di coppia non lascerà tracce nella produzione di Spallanzani, se non quando il rapportò si romperà irrimediabilmente, nel 1979, portando alla separazione.
Dopo diversi articoli di saggistica e racconti brevi pubblicati sulle riviste letterarie dell'epoca, Spallanzani decide di cimentarsi con la narrativa lunga. Compone così un romanzo che comunque non tradisce la vocazione alla narrativa breve tipica della letteratura italiana, essendo costituito dall'intreccio di diversi pezzi brevi a sfondo fantastico. Il romanzo è Crocevia: Spallanzani lo fa circolare in forma dattiloscritta presso gli amici del Gruppo '63, ricevendone unanimi consensi. Anche Calvino, di cui Elia è un ammiratore, scambia alcune interessanti lettere col nostro e lo sprona a cercare un editore. Ma Crocevia era troppo all'avanguardia per quei tempi: una dopo l'altra, tutte le case editrici contattate negano la pubblicazione. Brucia in particolare il rifiuto dell'Einaudi di Torino, che in quegli anni costituiva la punta di diamante della nuova letteratura italiana.
Convinto della bontà della propria opera, Elia Spallanzani fece qualcosa di molto simile a quando dovette laurearsi: sparì. Da un giorno all'altro non diede più notizia di sé. Alice fu vagamente informata della necessità di "cambiare lidi" e lo aspettò a casa, riferendo a chi lo cercava che era molto malato e preferiva non vedere nessuno. Fu, probabilmente, l'inizio della crisi coniugale. Spallanzani nel frattempo era in Francia, a Parigi, a impregnarsi dello spirito dell'OULIPO e a rinvigorire la propria verve letteraria.
Sotto la minaccia di un licenziamento da parte del liceo dove insegnava, Elia Spallanzani torna in Italia dopo tre mesi di permanenza in suolo francese. E' più sicuro di sè e molto più sereno: inizia a collaborare a tempo perso con la FEIC di Bologna, con cui pubblicherà nel 1969 (lo stesso giorno dell'allunaggio) l'antologia Altri crocevia, insistendo fortemente per questo titolo nonostante Crocevia risultasse ancora inedito, forse come auspicio. L'antologia raccoglie il meglio delle cose comparse qua e là in precedenza, aggiungendo inoltre diversi pezzi inediti. Il successo non tarda ad arrivare, regalando a Spallanzani uno dei momenti più felici della propria vita.
Spronato dall'attenzione che si è venuta a creare attorno alla sua opera, Elia mette in atto un'altra delle decisioni improvvise che lo hanno reso celebre. Questa volta decide di dare vita a una casa editrice in proprio. Visto che nessuno intende pubblicare Crocevia, sarà lui stesso a farlo. Spallanzani è così convinto della necessità di dover pubblicare quella che sente, giustamente, come la sintesi più elevata di tutto ciò che ha da dire, da non fermarsi di fronte a nulla pur di dare concretezza a questo sogno quasi folle. Compra a proprie spese il vecchio mulino di Pieve di Cento (BO) e crea al suo interno tutto ciò di cui ha bisogno per mettersi in proprio. A costo di immani sacrifici, sia sul fronte economico che su quello relazionale, riesce infine nel 1970 a coronare il proprio sogno: dai macchinari della Bomarzo - così ha deciso di chiamare la propria creatura editoriale - escono alcune migliaia di copie di Crocevia. In seguito, anche a causa di accertamenti fiscali piuttosto severi, Spallanzani sarà costretto a dichiarare il fallimento; ma solo della Bomarzo, non certo dei propri sogni. Il romanzo inizerà a circolare e a farsi conoscere, principalmente tramite il passaparola, creando un vero e proprio "caso", anche se solo per l'arco di qualche mese.
Riportato a prospettive più terrene, Elia Spallanzani torna alla sua vita di sempre, non rinunciando a qualche collaborazione con riviste e compagnie teatrali; per un po' si vocifera anche di un possibile adattamento televisivo di "Santo in 19 mosse" (racconto lungo da Altri crocevia e ripubblicato sé stante nel 1974), sfruttando l'onda lunga degli sceneggiati che andavano per la maggiore in quegli anni, ma poi non se ne fece nulla. Alla fine degli anni '70 pubblicherà, sempre per i tipi di FEIC, due opere fondamentali e particolarissime: Promesse mantenute (1978) è un saggio-romanzo che riprende La Promessa di Friedrich Durrenmatt, studiando sei scenari alternativi su chi sia il vero colpevole, mentre Raccontalo alla cenere (1979) è una sorta di zibaldone dove Spallanzani raccoglie materiale assolutamente disomogeneo (pagine di diario, racconti, poesie, sceneggiature, annotazioni, addirittura formule chimiche) ma accomunato da una amara visione della vita, causata anche dalla separazione con Alice. È l'inizio della crisi.
Spallanzani continuò a insegnare e a godersi, perlomeno, l'affetto dei suoi nipoti. Ma la pubblicazione di un'antologia di poesia sperimentale, I fiori di loto, prevista per i primi mesi del 1980, fu interrotta per volontà dello stesso Spallanzani, che ormai aveva dichiarato chiusa la propria attività letteraria. Da quel momento non scrisse più un solo rigo di testo: dopo il pensionamento sparì per l'ennesima volta e si ritirò nella campagna ravennate, dedicandosi anima e corpo alla coltivazione del piccolo podere a Passogatto. Chi lo ha incontrato, di ritorno dai campi, giura di non avere mai visto un'espressione più serena su un volto umano.
Nel 2001 viene pubblicato il romanzo Bufo e Spallanzani di Rubem Fonseca, in cui non è difficile riconoscere l'influenza di Elia, sia nelle tematiche, sia nel personaggio che di Spallanzani porta il cognome. Si sospetta, anche se non è mai stato verificato con certezza, che tra Spallanzani e Fonseca ci sia stato un fitto scambio epistolare a metà degli anni '90.
Elia Spallanzani si spense il 10 maggio 1997, al tramonto, per complicazioni cardiovascolari. Stava camminando lungo le strade della sua campagna quando, senza alcun rumore, si accasciò all'incrocio fra due sentieri. Andava spesso ripetendo che bisogna morire così come si è sempre vissuti; di lui si può dire, certamente, che si trovava nel mezzo di un crocevia.
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Queste informazioni sono state desunte dai testi di Elia Spallanzani e dalle informazioni reperite presso la famiglia, che ringraziamo per la disponibilità. Calvino, probabilmente sviluppando questo concetto proprio dallo scambio epistolare con Spallanzani, diceva che la biografia di un autore non è importante e quindi che lui dava sempre dati biografici diversi. Non sappiamo se alla fine Elia avesse seguito questa sua idea e avesse disseminato per le proprie opere notizie biografiche fasulle: la speranza è che almeno i suoi eredi siano più fedeli alla verità storica.
Per chi volesse approfondire la figura di questo scrittore così particolare, consiglio una metaricerca su IXquick, da cui è possibile rintracciare gli altri siti che compongono la Fondazione Elia Spallanzani: l'idea di sparpagliare le informazioni su questo autore invece che raccoglierle in un unico sito è una precisa volontà dei suoi estimatori, che in questo modo intendono dare un modesto contributo alle idee di combinatoria e interattività con il lettore.